Demenza, deterioramento cognitivo cronico progressivo e patologia di Alzehimer

Il termine demenza, o deterioramento cognitivo cronico progressivo, viene utilizzato per descrivere una serie di cambiamenti nella persona. Essa è, infatti, una sindrome neurodegenerativa e acquisita legata ad un invecchiamento patologico e non fisiologico.
Il processo dementigeno va, inoltre ad intaccare tre macro aree ben distinte.
L’area dei Sintomi Cognitivi: il soggetto affetto da demenza spesso presenta deficit di memoria (amnesie), di linguaggio (anomie), di movimento (aprassie), di riconoscimento (agnosie) di produzione linguistica (afasie), di ragionamento e disorientamento spazio temporale.
L’area de sintomi non cognitivi: di tipo psicologico come deliri, allucinazioni, depressione, ansia e apatia; e di tipo comportamentale ad esempio vagabondaggio, agitazione, aggressività, disinibizione, disturbi del sonno e dell’alimentazione.
Infine, l’ultima area riguarda la perdita di autonomia, in quanto il soggetto affetto da demenza inizia il decorso della malattia, partendo da una situazione di totale indipendenza per arrivare, purtroppo, ad una situazione di totale dipendenza dalle figure di accudimento quali familiari e/o caregivers. La persona affetta da demenza perde così la propria autonomia ed il suo essere si confonde con la patologia. La demenza è una malattia che trasforma, toglie, riduce, porta a maggiori bisogni e stravolge la vita di chi ne è affetto e di coloro che si prendono cura del paziente.

Per tale motivo la demenza è, ad oggi, la principale causa di disabilità e dipendenza in età avanzata.
Esistono vari quadri dementigeni, tra i più comuni troviamo:

  • La malattia di Alzheimer (50-60% di tutti i casi di demenza)
  • La demenza Vascolare (15-20%)
  • La demenza a Corpi di Lewy (7-20%)
  • La demenza fronto-temporale (2-9%)

Tuttavia, il deterioramento del tessuto cerebrale è il filo comune di tutte le demenze, ma dietro ogni demenza vi sono cause differenti. Ad esempio, a livello cerebrale la malattia di Alzheimer è dovuta ad una diffusa distruzione di neuroni, causata principalmente da una proteina (la beta amiloide) che depositandosi tra i neuroni, agisce come una sorta di collante, inglobando placche e grovigli neurofibrillari.

Tale malattia è, inoltre, accompagnata da una diminuzione di acetilcolina nel cervello, una sostanza fondamentale per la memoria ma anche per altre facoltà intellettive. La conseguenza di queste modificazioni a livello cerebrale comporta un’impossibilità per i neuroni di trasmettere gli impulsi nervosi e ciò porta ad una conseguente ed inevitabile morte cerebrale. La demenza Vascolare è attribuibile, invece, a lesioni cerebrovascolari di natura ischemica o emorragica. La sintomatologia varia, quindi, in base alla sede in cui è presente la lesione ed alla fase della malattia.

Ad oggi, le diverse forme di demenza sono in crescente aumento nella popolazione generale, tanto da essere state definite secondo il rapporto dell’organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Alzheimer’s Disease International [Alzheimer’s Disease International et. Al. 2015] una priorità di salute pubblica. Nel mondo si contano circa 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza. Una cifra che è destinata a raddoppiare ogni vent’anni. In Italia, il numero totale dei pazienti con demenza è stimato in oltre un milione (di cui circa 600 mila con Alzheimer) e circa 3 milioni sono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari (dati ISS, 2018).
È importante, quindi, saper riconoscere tempestivamente quelli che possono essere dei possibili campanelli di allarme che possano ricondurre ad un sospetto di demenza, in modo tale da permettere di arrivare ad una diagnosi precoce, facilitare il percorso di cura e di accudimento del malato da parte dei suoi caregiver ed intervenire, quindi, il prima possibile con trattamenti specifici.

La persona colpita da una forma di demenza potrebbe:

  • Presentare sempre meno interessi
  • Perdere spesso lo spirito di iniziativa
  • Sbalzi di umore improvvisi
  • Difficoltà nel trovare le parole giuste da usare durante un discorso
  • Difficoltà nello svolgere azioni complesse, tendenza a confondersi e necessità ad essere aiutato
  • Chiedere o ripetere la stessa cosa più volte durante il giorno
  • Perde spesso le cose, ha difficoltà a trovarle oppure le ripone nei posti più strani e fa fatica a riconoscerli
  • Presenta difficoltà nel comprendere i discorsi e tende ad esprimersi con parole semplici
  • È disorientato nel tempo e nello spazio
  • Presenta specifici comportamentali come: maggiore irritabilità, apatia, aggressività, allucinazioni, deliri e umore deflesso.

Se si ha il dubbio, anche piccolo, che il proprio familiare sia stato colpito da una forma di demenza, è importante rivolgersi, in primo luogo, al proprio medico di famiglia e successivamente ai CDCD territoriali (ex U.V.A. le Unità Valutative Alzheimer) ovvero centri specializzati diretti da un geriatra, un neurologo o uno psichiatra che hanno il compito di diagnosticare e valutare lo stadio della malattia. È preferibile, inoltre, rivolgersi ai Centri Diurni, ovvero quelle strutture semi-residenziali in grado di erogare, oltre all’assistenza medica, psicologica, infermieristica e fisioterapica, molteplici attività e trattamenti basati su terapie non farmacologiche mirate al mantenimento delle capacità cognitive residue come ad esempio: attività di stimolazione cognitiva, terapie occupazionali, arteterapia, musicoterapia, pet-therapy, doll therapy, terapia della reminiscenza, orto terapia, laboratori di cucina nonchè momenti di animazione e socializzazione.

L’obiettivo comune di tali attività ed interventi non è guarire, ma:

  • Raggiungere un miglior livello funzionale possibile
  • Rallentare il decadimento cognitivo
  • Contrastare la tendenza all’isolamento e all’apatia
  • Contenere i disturbi comportamentali e ridurre lo stress
  • Ritardare l’istituzionalizzazione

In quest’ottica, i centri diurni come A Casa di Nina si configurano come delle vere e proprie risorse, non solo per la persona affetta da demenza ma anche (e soprattutto) per i caregivers, poiché rappresenta una delle proposte a più forte taglio innovativo in grado di offrire e garantire assistenza, supporto, sicurezza e rispetto dell’identità e della dignità dei propri ospiti.

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